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Seconda edizione Premio Fiabe Angeli di San Giuliano

Pubblicato da: Paolo su 15 gennaio 2012


Siamo arrivati alla seconda edizione del Premio letterario per fiabe “Angeli di San Giuliano”, istituito alla memoria dei 27 bambini e della maestra che, tragicamente, persero la vita il 31 ottobre di dieci anni or sono a causa del crollo della scuola dovuto a una scossa di terremoto.


La prima edizione ha visto la partecipazione di numerosi bambini e adulti per un totale di oltre 100 fiabe; tutte le informazioni sui vincitori e sulle fiabe cliccando qui

Il tema della fiaba è libero; la partecipazione è gratuita, aperta a tutti (scuola primaria, secondaria e privati, sia in gruppo che singoli) e non occorre inviare materiale cartaceo; è sufficiente procedere con la spedizione tramite e.mail presso la casella di posta: angelisangiuliano.fiabe@gmail.com. Tutta la modulistica necessaria per partecipare, cliccando qui

Quest’anno, come accennato, ricorre il decimo anniversario e speriamo in una grande partecipazione di persone e… siamo certi che tu non mancherai! Ti aspettiamo.

E se proprio non puoi scrivere una storia sulle tue fantasie, sei oberato di lavoro e non hai un momento libero, devi partire per una missione su Saturno e non sai quando rientrerai,


allora ti chiediamo di fare almeno un po’ di pubblicità, magari inviando questo articolo ai tuoi conoscenti e a tutti coloro che pensi siano interessati. Grazie.

Non dimenticate che il termine ultimo per l’invio delle fiabe, è fissato all’11 marzo 2012.

Il Comitato “Vittime della Scuola” e l’Organizzazione del Premio letterario per fiabe “Angeli di San Giuliano, Seconda edizione”, grazie al sostegno e al contributo del Comune di San Giuliano di Puglia (CB).

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25 ottobre 2011 in Lunigiana: quarta puntata

Pubblicato da: Paolo su 31 ottobre 2011


Oltre alla disastrosa alluvione cha ha colpito Aulla causando la morte di due persone, si sono avute grandi distruzioni anche nella parte alta della Lunigiana (comuni di Mulazzo, Zeri e Pontremoli), principalmente interessati da colate detritiche (Mulazzo e valle del Mangiola) e dalla riattivazione di medie e grosse frane (Ponte Teglia, casa Fogola sul Mangiola, Montereggio, Pozzo) oltre a una moltitudine di dissesti di prima attivazione (Torrano, Bosco di Rossano, Codolo, Careola).
Alcune fotografie ci aiutano a capire meglio l’entità dei dissesti. Per visionare ottime visioni dall’alto, scattate dal collega Enzo Di Carlo del CFR (Centro Funzionale Regionale), spostarsi sul sito del CFR e cliccare in altro a sinistra (report fotografico).
Per ingrandire le foto che, invece, troverete di seguito, basta cliccarci sopra.

Cominciamo da Mulazzo Capoluogo.

Ponte Teglia (Comune Pontremoli)

Loc. Gavedo (Comune di Mulazzo)

Montereggio (Comune di Mulazzo)

Il crollo avvenuto sulla sede stradale, ha deviato il deflusso delle acque verso il versante sottostante, dove si è creato un canale di erosione.

L’invaso formato sul Torrente Mangiola, poco a valle del ponte di S. Giuseppe, a causa della frana in sponda sx che ha ostruito l’alveo; altra visione del dissesto in foto a seguire.

Loc. Case Lazzarelli (Montereggio)

Il trasporto solido che ha colpito l’abitazione, proviene dall’impluvio visionabile nella foto successiva

Il ponte sul Torrente Mangiola che collega Parana con Montereggio, due tra i paesi più penalizzati da questa alluvione, con la pesante distruzione della via di collegamento provinciale da Mulazzo, ora non più percorribile.

Colate detritiche e deposito solido


La valle della Mangiola dall’elicottero. Si notano profonde erosioni sugli impluvi dei versanti con notevole trasporto solido. Anche immagini sull’invaso creato dal materiale franato in sponda sinistra. Dopo la successiva piccola piena del 5 novembre, le acque hanno “sfondato” parte dell’accumulo e abbassato il livello del lago; il tutto grazie anche all’aiuto di volontari che nei due giorni precedenti hanno ribassato manualmente lo sfioro delle acque.

Alcune direzioni delle colate detritiche nel paese di Mulazzo.


Una ricostruzione fatta su foro aeree, dell’evoluzione edilizia nell’abitato di Aulla.

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Peter Pan nei Giardini di Kensington

Pubblicato da: Paolo su 4 ottobre 2011


James Barrie, pubblicò 100 anni addietro, ovvero l’11 ottobre 1911 il famoso racconto di “Peter e Wendy”, conosciuto universalmente con l’appellativo di Peter Pan. Il bambino che non “cresceva” non era però “nato” allora, ma cinque anni prima con la storia chiamata “Peter Pan nei Giardini di Kensington”.


Aiutato con le splendide illustrazioni di Arthur Rackham, il Peter dei giardini di Kensington è un personaggio molto diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere grazie ai films della Disney. Un pargoletto di una settimana di vita che fugge, volando, dalla finestra di camera vestito con la sola camicia da notte, per giungere ai giardini di Kensington dove incontra il mondo magico delle fate e degli gnomi. Qui avviene anche il primo incontro con un umana, tale Mannie Mannering, bimba di quattro anni che decide di rimanere nei giardini dopo la chiusura; l’incontro con il suo idolo è ricco di dolcezza e gioca sulla semplicità di Peter o meglio sulla sua natura di mezzo e mezzo, metà umano e metà uccello.
Rileggendo più volte il racconto su traduzioni differenti, traspare chiaramente il linguaggio particolare e, a volte, la complessità delle varie descrizioni. Lo ritengo una lettura per adulti, non tanto per i contenuti che comunque vanno ben al di là della semplice storia di un bambino, ma per il modo in cui sono articolati e per i profondi significati che si nascondono ogni poche righe.
Allo stesso tempo lo consiglio vivamente ai bambini, in una lettura associata con un genitore, un nonno, una zia, che debbano però avere molta fantasia e velocità di traduzione degli argomenti complicati in semplici. Letteralmente, con Peter Pan, si riesce veramente a “volare” in tutti i sensi.
Il 27 ottobre alle 16:30 presso la biblioteca ragazzi e ragazze di Viareggio, ci sarà uno spettacolo su Peter Pan, tra cui anche la rappresentazione, semplice, di “Peter Pan nei giardini di Kensington”; la manifestazione è organizzata dalla Biblioteca del Comune di Viareggio. L’entrata è libera. Vi aspetto.
Paolo

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Alluvione in Alta Versilia nel 1996

Pubblicato da: Paolo su 22 agosto 2011


Sono riuscito a trovare alcune fotografie, gentilmente concesse dall’amico Paolo Frediani, che riguardano la tremenda alluvione che il 19 giugno 1996 colpì alcuni territori dell’Alta Versilia, in provincia di Lucca (Toscana).
Le foto che seguono furono realizzate da Frediani a Pontestazzemese, paesino sede del municipio del comune di Stazzema, pochi giorni dopo l’evento.




La foto che segue mostra chiaramente come l’attraversamento stradale (il ponte) fosse risultato insufficiente al transito delle acque (anche perchè parzialmente chiuso dall’accumulo dei tronchi) e come queste avessero trovato sfogo nella sponda idrografica sinistra (a destra delle foto). Buona parte dell’edificio che si ritrovò sul nuovo percorso delle acque, dovette crollare e cedere il suo spazio a quello della vorticosa piena.

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Gualdo, paese delle fiabe

Pubblicato da: Paolo su 14 agosto 2011


Il 19, 20 e 21 agosto 2011 a Gualdo, nel comune di Massarosa (LU), si è svolta la consueta festa della fiaba, con spettacoli di animazione, artisti di strada, cantastorie e molto altro.
Vi allego la piantina del paese;

per maggiori informazione potete cliccare qui.

Ero, inizialmente, presente nella zona del paese siglata con il numero “18 Racconta Favole”; poi mi sono spostato nella piazza della chiesa (10). Ho presentato le seguenti storie e fiabe:
La formica e il moscerino;
Cico Banana;
La foglia ballerina;
Ernesto e la salamandra che lo salvò;
L’avventura dell’indomabile Ciuffo;
L’ago di legno.
Un grazie di cuore a tutti i bambini spettatori (e anche ai loro genitori) e al paese di Gualdo per la splendida manifestazione. Paolo

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Prima edizione del Premio Angeli di San Giuliano

Pubblicato da: Paolo su 25 giugno 2011


Il 14 maggio scorso presso la scuola “Jovine” di San Giuliano di Puglia (CB), si svolgeva la premiazione dei vincitori della prima edizione del premio letterario per fiabe “Angeli di San Giuliano“.

Alcuni numeri di questa prima edizione:

109 fiabe presentate;
73 partecipazioni nella fiaba singola;
36 partecipazioni nella fiaba di gruppo;
5 classi della scuola primaria partecipanti;
3 classi della scuola secondaria di primo grado partecipanti;
2 classi della scuola secondaria di secondo grado partecipanti;
fiabe provenienti da Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Calabria, Lazio, Piemonte, Sardegna e Svizzera (Zurigo);
12 giurati impegnati nelle valutazioni delle fiabe;
21 premiati tra singoli e gruppi;
23 targhe donate a vincitori, Associazione e Comune
110 libri e pubblicazioni donate ai vincitori;
9 posters donati ai vincitori;
3 zaini donati ai vincitori;
46 persone tra vincitori e accompagnatori che sono state presenti alla premiazione con pernottato al villaggio temporaneo;
100 persone presenti alla premiazione.

Hanno donato materiale per i premiati, i seguenti Enti e Istituti:
Comune di Mulazzo (MS)
Parco delle Alpi Apuane (LU/MS)
Comune di Villafranca in Lunigiana (MS)
Comune di Licciana Nardi (MS)
Comune di Tresana (MS)
Scuola dell’infanzia Suore Dorotee di Viareggio (LU)
Biblioteca del Comune di Viareggio (LU)
Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia
Comune di Comano (MS)

Tutte le fiabe vincitrici sono consultabili su pagina di altro blog, cliccando qui

Un grazie a tutti i partecipanti.

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Raffaele Bendandi: un po’ di chiarezza

Pubblicato da: Paolo su 23 aprile 2011


Già da molto tempo, girando per il WEB non mancano segnalazioni sul prossimo terremoto che dovrà colpire Roma nel giorno dell’11 maggio 2011. Navigatori disperati che assicurano di non voler passare la notte in casa; chi, armi e bagagli partirà per alcuni giorni fin tanto che le cose si mettano a posto; chi invoca la fine del mondo. All’inizio, mentre scorrevo le dichiarazioni delle varie chat mi dicevo che al peggio non c’è mai fine; poi però mi sono posto un quesito: ma possibile che ci siano così tante persone che non preoccupandosi della fonte da cui proviene la notizia, si allarmano a tal modo da essere quasi terrorizzate? Chi ha messo in giro questa notizia?

Ho iniziato a cercare e il primo articolo che mi ha aiutato nella comprensione di ciò che stava accadendo, l’ho trovato sul sito: http://www.terrascienza.it , dove Lorenzo Busti mi ha spiegato alcuni particolari, ma appunto anche la possibile origine della notizia. Leggo infatti nel suo articolo (Busti2011) questa frase: “…sembra che l’annuncio del terremoto dell’11 maggio sia stato scritto da qualcuno nell’autunno del 2009 sulla pagina di Wikipedia dedicata a Raffaele Bendandi”. Ecco scoperto un primo punto e allora mi sono detto di approfondire la conoscenza del capro espiatorio, appunto tale Raffaele Bendandi.

Ho trovato due interessanti articoli di Cristiano Fidani che tra l’altro ha contribuito alla stesura del secondo libro di Bendandi, uscito postumo nel 2006. Ho ritenuto gli articoli interessanti (Fidani) e in special modo il secondo (Fidani2011), perché vi ho trovato notizie ancora più dettagliate. In particolar modo, oltre a chiedervi di leggere per intero ambedue le note qui allegate, riporto qualche brano.
Il 20 dicembre 1923, il Bendandi con atto notarile indicò la previsione di due terremoti, uno in sud America e l’altro nella penisola Balcanica. Il 2 gennaio del 1924 ci fu un terremoto a Senigallia (Marche) e questo venne indicato come stabilito nella previsione.

Il Fidani scrive: “Questo evento si verificò il giorno prestabilito da Bendandi, ma con un epicentro differente da quello indicato (Senigallia anziché penisola Balcanica), sebbene con un errore di centinaia di chilometri. In seguito, Bendandi stesso sottolineò che le sue previsioni non avevano ancora ben risolto il problema della località degli eventi”.
Bendandi, quindi, credeva di aver trovato un metodo affidabile al quale, però, mancava ancora una identificazione del possibile luogo di accadimento ovvero il posto più o meno preciso dove il terremoto poteva colpire.
E come capirete, questa considerazione non è di poco conto.

Sono andato sul sito dell’ Associazione Bendandiana e ho trovato un interessante video di una trasmissione che l’emittente locale TeleRomagna ha realizzato il 25 febbraio 2010, alla quale hanno partecipato molti scienziati e tecnici e in particolare la dott.ssa Paola Lagorio, responsabile della stessa Associazione, fondata alla memoria dello studioso. Se avete la voglia di farvi un’idea più approfondita, vi consiglio di visionare il video; altrimenti potete andare al tempo 01:04:30 del video e ascoltare le parole della stessa Paola Lagorio. In pratica la dottoressa dice di non conoscere, assolutamente, le notizie riguardanti le varie previsioni di terremoto che stanno girando sul web, previsioni che lo stesso Bendandi avrebbe fatto, nella sua lunga vita di studi. Questa frase, molto diplomatica e descritta in maniera gentile dalla Signora, in pratica disconosce la notizia delle previsioni dei terremoti e, ovviamente, anche di quella dell’11 maggio. Penso, che se la stessa Associazione Bendandiana, afferma ciò, forse bisognerebbe credergli. Quest’ultima affermazione viene riportata anche nel recentissimo video dell’INGV, che trovate sempre nella stessa pagina del sito Web dell’Associazione, dove sono riportate ulteriori spiegazioni con documentazioni fotografiche di grande effetto e comprensione.

Vado a concludere questa breve nota con una frase presa dall’articolo di Busti: “Il lavoro condotto da Fidani permette di sgombrare i dubbi sulla faccenda del terremoto di Roma. In primo luogo non esistono previsioni compiutamente formulate da Bendandi che riguardino periodi successivi al 1977”.
Quest’ultima frase riassume il succo di questo articolo.

Raffaele Bendandi, studioso autodidatta, volenteroso e caparbio esempio di persona dedita alla ricerca ai fini direi, di una salvaguardia a completo uso della collettività; persona altruista, utilizzata ora per scopi destabilizzatori e infamanti.
Vi esorto a leggere gli articoli qui riportati; in tal modo vi farete un’idea più chiara.
Sì… ci vuole un po’ di chiarezza.
Paolo

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A due anni dal terremoto d’Abruzzo

Pubblicato da: Paolo su 4 aprile 2011

Questo è solo un collegamento al sito del quotidiano “Il Centro” che in questi due anni non ha mai smesso di documentare ciò che accadeva in Abruzzo. Anche per noi sono passati appena due anni, ma quanti si ricordano ancora quel terribile 6 aprile?
Allego la mappa di pericolosità sismica d’Italia, con il particolare dell’Abruzzo
Furono registrate all’interno di almeno due frazioni (Onna e Castelnuovo) intensità sismiche del IX-X grado della Scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), che comprende 12 gradi; i valori registrati sulla Mercalli Modificata (MMI), arrivarono fino al grado VIII (la MMI comprende 10 gradi). Per avere un’idea del significato dell’Intensità di un terremoto, cliccate su MMI

Come ben ricordate, questa caratterizzazione era già presente all’indomani del terremoto di San Giuliano di Puglia (31 ottobre 2002) e si concretizzò pochi mesi dopo con la sua pubblicazione. L’Aquila come si può notare, è al centro dell’area a massimo scuotimento sismico e comunque rimase, fino al 6 aprile 2009, inserita in classe 2 e non nella classe 1 come avrebbe dovuto. Questo non vuol dire che avendo effettuato una corretta interpretazione della pericolosità sismica inserendola nella classe 1, si sarebbero potute salvare le 308 persone morte nel sisma, ma almeno sarebbe stato un segno di comprensione da parte dei “politici”, un gesto di altruismo verso i loro cittadini; in pratica: “Il loro compito”.
Spesso sono a chiedermi: “Ma dove vogliamo andare…!“.
Paolo

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Per dovere d’informazione

Pubblicato da: Paolo su 11 marzo 2011


Alla 6:46 dell’11 marzo 2011 (14:46 in Giappone) un terremoto di Mw 8,9 (indica un tipo di magnitudo che si definisce “momento”, da non confondere con la più famosa Richter che si indica Ml) , colpiva la costa est del Giappone a circa 370 km da Tokio; qui la placca pacifica (porzione a destra della linea rossa) s’incunea sotto il Giappone e, in questo caso alla profondità di circa 30 km si è avuta la rottura.

La zona di rottura che si è mobilizzata ha una lunghezza di circa 450 km e la sua frattura si è propagata in un lasso di tempo di 150 secondi (3 km/sec). Nella mappa seguente sono rappresentati gli epicentri dei terremoti registrati e le loro profondità in chilometri; il sisma dell’11 marzo è contrassegnato con una stella (in questa situazione l’individuazione di un epicentro con un punto definito si presenta veramente appossimata, considerando le dimensioni della rottura). Nella sezione è visibile il piano di scorrimento (subduzione) dove avviene lo “sfregamento” e l’innesco dei terremoti (ipocentro).



Grande movimento significa grande terremoto e il valore raggiunto di Magnitudo lo testimonia; però il suo epicentro si è collocato a circa 80-100 chilometri dalla più vicina costa e quindi in aperto mare. Che scuotimento ha effettuato sulla terraferma?

Sin dai primi commenti ascoltati alla televisione, c’era qualcosa che non mi convinceva. Il meteorologo Mercalli al programma di Fabio Fazio su Rai tre del venerdì sera, spezzava una delle prime “frecce” contro il nucleare indicando la non idoneità di un impianto nucleare per un terremoto di Mw 8,9. A parte il fatto che simili potenze non sono previste nel contesto sismico italiano, penso che non fosse neanche necessario indicare quel valore di magnitudo per l’impianto nucleare di Fukushima (178 km dall’epicentro) perché, sicuramente, in quel luogo il valore dello scuotimento non poteva aver raggiunto tale intensità.

Ad una successiva trasmissione televisiva che, personalmente, non ho visto ma della quale sono stato informato, il geologo Mario Tozzi indicava che le centrali nucleari sono realizzate per resistere a sismi di Mw 8 (è forse, spero di no, voleva intendere che quello accaduto era ben superiore). Si continuava, comunque a riportare il valore massimo della magnitudo registrata all’ipocentro, ovvero alla profondità di 30 km e ad oltre 100 km dalla costa.
Mi era, quindi, già ben chiaro che quelle informazioni non erano corrette; non davano il giusto ordine di grandezza al terremoto; un attento ascoltatore non percepiva la realtà dei fatti, ma una sua distorsione.

Ho girato per la rete nei siti dell’ USGS , dell’ IRIS e in quello dell’ Agenzia Meteorologica giapponese, per cercare di capire meglio il grado di scuotimento dovuto al terremoto che si era avuto sulla terraferma e, quindi, anche nella zona della centrale nucleare danneggiata.
Nel blog di David Petley ho trovato la prima risposta; una carta dell’Intensità sismica misurata nella scala Mercalli Modificata (MMI) che qui allego


Si possono osservare tre fasce parallele alla zona di rottura che riportano l’intensità (grado di scuotimento) che varia da 7 a 5. Che vuol dire?
Cliccando sulla scritta in verde potete osservare una correlazione tra grado di Magnitudo Richter (Ml) e valore d’intensità della Mercalli Modificata.
MMI Intensity


Si può notare che il risentimento massimo sulla terraferma è stato del 7 grado, che corrisponde a Ml comprese tra 5 e 5,9; quest'ultimo valore è la magnitudo registrata nel recente terremoto d'Abruzzo del 2009.
Il Giappone utilizza una propria scala d'intensità sismica (JMA Seismic Intensity), che comprende gradi fino al 7 con valori + e -; la zona di Fukushima è indicata con valori tra il 5- e il 6+. Non è possibile fare un confronto diretto con la scala Mercalli, ma osservando le definizioni contenute nella metodologia Giapponese è possibile evidenziare correlazioni con il VII-VIII grado della Mercalli per quanto riguarda la 6+.

In linea di massima, ovvero senza tenere in conto di possibili effetti amplificativi locali dei quali al momento non sono a conoscenza e sulla base delle conoscenze reperite fino a questo momento, si può concludere in questo modo.
Lo scuotimento indotto dal sisma sulla terraferma nell’area della centrale di Fukushima, è risultato paragonabile (nel massimo caso) con quello dell’Abruzzo 2009 (in una delle provincie della Regione di Miyagi si sono avute intensità maggiori, correlabili a valori di almeno l’VIII-IX grado della scala Mercalli Modificata)
Ora che questo dato è confermato, si facciano, nel segno di una corretta informazione, tutte le valutazioni necessarie in merito alle centrali nucleari.

Voglio una vera informazione.
Paolo

Allego un collegamento per visualizzare alcune foto,
cliccando qui
oppure per vedere dei filmati .

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Dalla canaletta al tubo

Pubblicato da: Paolo su 4 gennaio 2011


Quando per vari motivi, s’interviene su di un sistema esistente di regimazione e smaltimento delle acque superficiali, bisognerebbe fare sempre estrema attenzione. Per dirla in poche parole, qualsiasi tombamento, copertura, intubamento del reticolo delle acque superficiali, insomma di quelle opere che raccolgono le acque durante le precipitazioni piovose, crea problemi di smaltimento e conseguenti fenomeni di erosione, allagamento, innesco frane e via dicendo. Facciamo subito un esempio; nella prima fotografia riporto una canaletta lato monte di una strada che ha una sezione di 40×40 centimetri, equivalente a una superficie di 1600 cm2.

Opera sufficiente o non sufficiente per la raccolta delle acque della strada? Nel caso specifico risulta non adeguata, anche perchè è completamente chiusa e riceve le acque da canalizzazioni provenienti da monte; ma non è questo il problema. L’intervento umano va a modificare tale situazione, già particolare, inserendo una tubazione del diametro di 25 centimentri dentro la canaletta, così come si può osservare nella foto seguente.

Se facciamo una semplice moltiplicazione, troviamo che l’area del tubo equivale a 490 cm2 ovvero, 3,25 volte più piccola della superficie della canaletta. Ma se proviamo a calcolare la portata smaltibile dalle due tubazioni, ci accorgiamo che la canaletta (ponendo lo stesso attrito) porta circa sei volte il quantitativo di acqua del pvc. Per fare un esempio se nella canaletta in cemento possono passare 800 litri di acqua al secondo, nella tubazione ne passeranno circa 150. (ogni riferimento alla documentazione fotografica è puramente indicativo).
Che voglio dire? Che la canaletta in cemento è meglio del tubo in pvc?
Tutto questo solo per far riflettere (e tornerò presto su questo argomento), come insignificanti opere per la raccolta delle acque piovane sulle strade, ai bordi dei terreni coltivati, sui versanti, nei prati, nei parchi, lungo i sentieri di montagna, nei giardini privati, hanno la loro importanza. Ma non basta che esistano; devono avere dimensioni idonee alla quantità delle acque che dovranno raccogliere durante i più intensi acquazzoni; devono essere ubicate in posizioni corrette; devono poter smaltire quanto ricevuto in condizioni di sicurezza e senza aggravare situazioni poste a valle.
Ecco, quindi, come una normale canaletta in cemento acquista una importanza fondamentale.
Non giudichiamo mai banali queste semplici opere e… rispettiamole.

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