Fiabe e Frane

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    CIAO! Questo è il mio BLOG
    Mi chiamo Paolo Cortopassi e sono un geologo dal 1991. Lavoro nell'Alta Toscana nei settori del dissesto idrogeologico (frane) e della prevenzione sismica sugli edifici (terremoto).

    Dal 2004 ho iniziato a sviluppare la mia grande passione per le fiabe , che scrivo e rappresento in spettacoli musicali per bambini.

    Le mie storie parlano di animali, bambini, piante, naturalità dei luoghi, ma anche di situazioni difficili dovute al movimento di frane, alla forza delle inondazioni, al tremore dei terremoti...

    Con questo spazio voglio condividere i miei interessi con chiunque possa esserne interessato. Ciao.

    Qui sono con la mia famiglia a Londra.
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Dalla canaletta al tubo

Posted by Paolo su 4 gennaio 2011


Quando per vari motivi, s’interviene su di un sistema esistente di regimazione e smaltimento delle acque superficiali, bisognerebbe fare sempre estrema attenzione. Per dirla in poche parole, qualsiasi tombamento, copertura, intubamento del reticolo delle acque superficiali, insomma di quelle opere che raccolgono le acque durante le precipitazioni piovose, crea problemi di smaltimento e conseguenti fenomeni di erosione, allagamento, innesco frane e via dicendo. Facciamo subito un esempio; nella prima fotografia riporto una canaletta lato monte di una strada che ha una sezione di 40×40 centimetri, equivalente a una superficie di 1600 cm2.

Opera sufficiente o non sufficiente per la raccolta delle acque della strada? Nel caso specifico risulta non adeguata, anche perchè è completamente chiusa e riceve le acque da canalizzazioni provenienti da monte; ma non è questo il problema. L’intervento umano va a modificare tale situazione, già particolare, inserendo una tubazione del diametro di 25 centimentri dentro la canaletta, così come si può osservare nella foto seguente.

Se facciamo una semplice moltiplicazione, troviamo che l’area del tubo equivale a 490 cm2 ovvero, 3,25 volte più piccola della superficie della canaletta. Ma se proviamo a calcolare la portata smaltibile dalle due tubazioni, ci accorgiamo che la canaletta (ponendo lo stesso attrito) porta circa sei volte il quantitativo di acqua del pvc. Per fare un esempio se nella canaletta in cemento possono passare 800 litri di acqua al secondo, nella tubazione ne passeranno circa 150. (ogni riferimento alla documentazione fotografica è puramente indicativo).
Che voglio dire? Che la canaletta in cemento è meglio del tubo in pvc?
Tutto questo solo per far riflettere (e tornerò presto su questo argomento), come insignificanti opere per la raccolta delle acque piovane sulle strade, ai bordi dei terreni coltivati, sui versanti, nei prati, nei parchi, lungo i sentieri di montagna, nei giardini privati, hanno la loro importanza. Ma non basta che esistano; devono avere dimensioni idonee alla quantità delle acque che dovranno raccogliere durante i più intensi acquazzoni; devono essere ubicate in posizioni corrette; devono poter smaltire quanto ricevuto in condizioni di sicurezza e senza aggravare situazioni poste a valle.
Ecco, quindi, come una normale canaletta in cemento acquista una importanza fondamentale.
Non giudichiamo mai banali queste semplici opere e… rispettiamole.

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3 Risposte to “Dalla canaletta al tubo”

  1. massimiliano perini said

    ciao paolo,
    apparte elucubrazioni sulla scabrezza dei materiali utilizzati, condivido pienamente le tue osservazioni-considerazioni.
    Da tempo sia per formazione professionale che con la partecipazione attiva al volontariato (legambiente) mi trovo a combattere come Don Chisciotte (ovvero contro i mulini a vento) per far comprendere ad amministratori e funzionari l’importanza fondamentale della regimazione del reticolo “minore”, con particolare riguardo al sistema di collettamento delle acque meteoriche.
    Sono estremamente interessato a confronti in tal senso con tutti “gli uomini di buona volontà”.
    Un salutone e ….. auguri di nuon anno.
    Massimiliano

    • Paolo said

      Giustamente, Massimiliano mi fa notare la differenza di scabrezza (l’attrito delle pareti ruvide del cemento contro quelle lisce del tubo in pvc), ma come hai ben capito non è certo quello il problema. Grazie per il contributo. Paolo

  2. Paolo Frediani said

    Ciao Paolo,tanto per ritornare sulla prevenzione , pensa che qualcuno del Comune di Carrara senza fare nomi pensa di spendere 150.000 euro per mandare qualcuno in giro per monitorare il territorio e prevedere catastrofi frane etc. Come se non esistessero già gli uffici competenti e i relativi assessorati con funzionari e addetti di ogni livello , la motivazione è meglio spendere 150.000 euro che milioni di euro dopo.
    Ti faccio un esempio il tetto della piscina di Carrara è crollato non per colpa della pioggia ma perchè era 10 anni che pioveva dentro e i materiali erano marci e galvanizzati , quando si entrava si mettevano le borse da altre parti perchè li era come essere fuori..ma non c’è stato un cristo che ha detto andiamo sul tetto a fare una piccola coibentazione si sarebbero risparmiati 500.000 euro e attento è andata di lusso che è caduto di notte altrimenti eravamo a piangere qualche morto e la colpa non era di nessuno, come la colpa ora non è di nessuno ma come..non c’è chi gestiva la piscina, non c’è l’addetto comunale non c’è un assessore? No probabilmente bisogna spendere altro denaro per mandare qualcuno in giro che preveda certe cose!!!!

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