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    Mi chiamo Paolo Cortopassi e sono un geologo dal 1991. Lavoro nell'Alta Toscana nei settori della prevenzione sismica sugli edifici (terremoto) e del dissesto idrogeologico (frane).

    Dal 2004 ho iniziato a sviluppare la mia grande passione per le fiabe , che racconto nei miei spettacoli.

    Le mie storie parlano di animali, bambini, piante, naturalità dei luoghi, ma anche di situazioni difficili dovute al movimento di frane, alla forza delle inondazioni, al tremore dei terremoti...

    Con questo spazio voglio condividere i miei interessi con chiunque possa esserne interessato. Ciao.

    Qui sono con la mia famiglia a Londra.
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Archive for febbraio 2013

Ancora sulla comunicazione in emergenza terremoto

Posted by Paolo su 23 febbraio 2013

L’INSEGNAMENTO DEL TERREMOTO DE L’AQUILA,

PER LA STESURA DEL MANUALE OPERATIVO PER LA PREVISIONE DI TERREMOTI

(Operational Earthquake Forecasting [OEF]).

 (Tratto da Seismological Research Letters, Volume 84, n. 1 – Seismological Society of America – Gennaio/Febbraio 2013)

tendopoli di Roccapreturo (AQ)

Il governo italiano dopo poche settimane dal terremoto de L’Aquila, riunì una Commissione Internazionale per la previsione dei terremoti finalizzati alla protezione civile (International Commission on Eartquqke Forecasting for Civil Protection [ICEF]) nella quale, Thomas H. Jordan, Direttore del Southern California Earthquake Center e Autore del presente articolo, fu chiamato a fare il Presidente; tale Commissione era composta da 10 scienziati, provenienti da nove paesi: Cina, Francia, Italia, Gran Bretagna, Germania, Grecia, Russia, Giappone e Stati Uniti d’America.

L’intero articolo è scaricabile qui; nelle righe che seguono, riporto il riassunto delle parti che mi sono apparse più importanti per l’aspetto della “comunicazione” verso la popolazione.

La sismicità nel territorio de L’Aquila, incrementò decisamente a partire dal gennaio 2009. Agli inizi di febbraio una serie di previsioni amatoriali furono emanate da un tecnico locale, Gioacchino Giuliani; esse si basavano sulla valutazione delle concentrazioni del gas Radon, misurate con un rivelatore di raggi gamma di propria produzione. Tali misurazioni non avevano una validità ufficiale, ma furono largamente pubblicizzate e molti cittadini le presero molto sul serio. Furono fatte alcune previsioni su imminenti terremoti e almeno due di queste risultarono false. Non ci fu una prova evidente che Giuliani avesse trasmesso una previsione valida al pubblico o a qualsiasi Autorità civile.

100_0713

Il comportamento del mondo scientifico a quelle notizie ribadì:

  • l’assenza di un metodo validato per la previsione dei terremoti,
  • la possibilità che sciami sismici si sviluppino in quelle zone,
  • la bassa probabilità di un grande terremoto.

Assicurazioni tecnicamente corrette, ma che non dissiparono le preoccupazioni della popolazione.

Il 31 marzo 2009 fu convocata la Commissioni Grandi Rischi.

Bertolaso disse che gli esperti erano stati chiamati non perché ci fosse paura e preoccupazione, ma piuttosto per rassicurare la popolazione. Lo stesso, spiegò ai Funzionari, che l’incontro doveva essere un’operazione mediatica.

La Commissione concluse dicendo che non c’era motivo di dire che una sequenza di terremoti a piccola magnitudo poteva essere considerata come una sicura previsione per un forte evento.

Questa affermazione era scientificamente corretta.

Il Vice Presidente della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis, aggiunse che la Comunità scientifica asseriva che non ci fossero pericoli, visto il continuo scarico di energia e che quella era una situazione dall’andamento favorevole.

Questa affermazione non era scientificamente corretta.

DSCN0412

La ICEF ha prodotto il manuale OEF che comprende due principali attività:

  1. Continuo aggiornamento di informazione qualificata sulla possibilità del verificarsi di terremoti potenzialmente dannosi;

  2. Diffusione di un informazione ufficialmente omologata, per aumentare la preparazione delle comunità minacciate dai terremoti.

Una delle conclusioni principali a cui è giunta la Commissione Internazionale, riguarda il fatto che al momento non esistono metodi validi che possano prevedere terremoti con alta probabilità.

L’analisi delle modalità di comunicazione alla popolazione in emergenza terremoto, ha evidenziato come in sei nazioni ad alto rischio (Cina, Grecia, Italia, Giappone, Russia e USA) i principali due punti del manuale OEF, siano nella fase di uno sviluppo appena nato per quanto riguarda la sismicità nel breve periodo, mentre la valutazione del rischio sismico nel lungo periodo non è affatto sviluppata.

L’esempio de L’Aquila ha dimostrato che, “distratti” dalle previsioni di Giuliani, le Autorità non abbiano evidenziato questo aumento di pericolo né abbiano preparato la popolazione con misure propedeutiche al contenimento della crisi sismica, rimanendo “inguaiati” nella pressante richiesta: “Quando ci sarà il grande terremoto?” Essi non potevano rispondere in modo definitivo a questa domanda, ma per calmare la popolazione fecero rassicurazioni che sono state, largamente, interpretate come un “contro allarme”, ovvero come un’affermazione che un grande terremoto, non accadrà.

La principale lezione avuta dalla vicenda de L’Aquila è quella che ci dice come sia necessario separare i ruoli. Da una parte la Comunità scientifica il cui compito è quello di provvedere ad una informazione oggettiva sui pericoli naturali, dall’altra i “Decisori civili” che devono pesare i benefici di azioni protettive, contro i costi per i falsi allarmi e i fallimenti nelle previsioni.

ICEF, conclude elencando le attività da svolgere in situazioni del genere.

  1. La popolazione deve avere in dotazione metodologie d’informazione ad accesso libero, sulle probabilità di terremoti nel breve periodo, che siano qualificate, scientifiche, trasparenti e tempestive.
  2. Queste informazioni devono essere rese disponibili a intervalli regolari, sia durante i periodi di normale sismicità che nelle crisi sismiche. La popolazione deve essere educata alla conversazione scientifica attraverso ripetute informazioni e incontri.
  3. Il personale degli organi pubblici addetti all’informazione della popolazione, deve essere formato da individui qualificati; questi devono aggiornarsi con regolarità sui sistemi di previsione della sismicità, che sono stati rigorosamente valutati e aggiornati da esperti, creatori ed utilizzatori delle informazioni sui terremoti.
  4. La qualità di tutti i modelli operativi deve essere valutata per affidabilità e destrezza con test retrospettivi e devono essere continuamente testati nelle valutazioni sulle sismicità di lungo termine.
  5. Le procedure di allerta devono essere standardizzate per facilitare le decisioni.
  6. Deve essere stabilita una soglia di probabilità per il dato terremoto, in modo che i livelli di allerta siano basati sull’analisi oggettiva dei costi e dei benefici.
  7. I principi della comunicazione verso la popolazione stabiliti da ricercatori delle scienze sociali, devono essere applicati all’informazione sui pericoli sismici.

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Nell’era dell’informazione istantanea le aspettative della popolazione al riguardo della disponibilità dei bollettini emessi nel breve periodo, stanno evolvendo molto rapidamente, ed esiste il grave pericolo che vuoti nell’informazione diano origine a previsioni informali e disinformazione.

Altre informazioni all’indirizzo: http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/commissione_sismologi.wp

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Il punto fermo

Posted by Paolo su 10 febbraio 2013

Dopo il terremoto dell’Emilia accaduto nel maggio 2011, mi fu richiesto di scrivere ” qualcosa” sulla prevenzione sismica nelle scuole, una sorta di riepilogo di quello che si è fatto negli ultimi anni in Italia. Non sono certo uno dei massimi esperti in materia, però è una tematica che mi ha sempre interessato, sarà che i bambini sono il nostro futuro e saperli in un luogo sicuro mentre siamo impegnati nelle nostre attività, ci rende tranquilli. L’articolo non fu mai pubblicato, ma questo sicuramente dipende dalla poca importanza delle notizie che riportavo.

Abruzzo 2009
Passando a lettura i vari programmi elettorali delle varie fazioni in lista per le elezioni 2013, mi sono accorto che non vi è traccia di politiche di prevenzione e messa in sicurezza delle scuole, anche nelle liste dei cosidetti “nuovi movimenti”. Sarà sicuramente, di nuovo, una mia svista e allora per non saper nè leggere nè scrivere, ho pensato di pubblicarlo sul mio blog.

L’articolo è riportato integralmente; alcune informazioni possono essere mutate, ma ho preferito conservare la forma del maggio 2011.

ApriamociAlTerremoto_ErcoliniP
In questi frenetici giorni “d’informazione sismica” sul recente terremoto dell’Emilia, preme inserire un punto fermo, una valutazione oggettiva e più che altro, determinante, per il futuro di tutti.

Dieci anni or sono, crollava il tetto della scuola “Jovine” di San Giuliano di Puglia, seppellendo 27 bambini e una maestra. Quel terremoto accaduto la mattina del 31 ottobre 2002, procurava un totale di 30 morti, di cui 28 nella sola scuola primaria. Da quella disumana tragedia, prendeva corpo un forte impulso legislativo che andava a classificare sismica l’intera nostra penisola; negli atti prodotti, trovavano indicazioni strutturali specifiche (sia per nuove costruzioni che ristrutturazioni) gli edifici pubblici che, però, a causa di una lunga serie di proroghe, riuscivano a trovare la corretta collocazione solo dopo il terremoto d’Abruzzo del 6 aprile 2009. Quest’ultimo e il recente dell’Emilia, hanno avuto una caratteristica simile: le scosse principali sono accadute di notte, ovvero quando le scuole erano chiuse. Non vi sono state, fortunatamente, vittime in tal senso, ma il risultato (negativo) prodotto, si può leggere nelle cifre che seguono.

Abruzzo, 221 milioni di euro necessari per la messa in sicurezza delle 213 scuole pubbliche danneggiate dal sisma; tra queste oltre 60 istituti tra materne e primarie nella sola provincia de L’Aquila. Nella città de L’Aquila, a parte 2 o 3 istituti, la frequentazione dell’attività scolastica degli studenti è ancora svolta in Moduli Temporanei dedicati (MUSP).

Da tener presente che tutti i palazzi che sono crollati a L’Aquila (sia in muratura che in cemento), avevano un difetto costruttivo, a prescindere dalle regole di costruzione sismica. Questo sta a significare che se una costruzione è realizzata a regola d’arte, ma non antisismica, può comunque reggere bene lo scuotimento del terremoto.

Emilia, 223 scuole danneggiate di cui 117 tra materne e primarie; oltre 70.000 studenti privati delle sedi.

Che cosa ha caratterizzato l’aspetto della sicurezza nelle scuole in questi ultimi dieci anni?

  • una proposta di legge scaturita dal “Comitato Vittime della Scuola”, di San Giuliano di Puglia, rimasta tale, nella quale si dichiarava che oltre il 60% delle scuole italiane è privo di certificati di agibilità statica, il 36% non ha nemmeno le scale di sicurezza, oltre il 30% non rispetta le norme degli impianti elettrici ed il 21% non ha le porte antipanico;
  • finanziamenti statali, da parte del Ministero dell’Istruzione rivolti, però, agli aspetti non strutturali degli edifici scolastici (come esempio è giusto ricordare il soffitto caduto nelle scuola di Rivoli che provocò la morte di uno studente di 17 anni);
  • finanziamenti del Dipartimento di Protezione Civile, che hanno fatto rientrare la messa in sicurezza delle scuole solo se sedi di strutture di Protezione Civile;
  • esaurimento dei canali della L. 23/96 sull’istruzione, e della L. 289/02 fatta appositamente dopo la tragedia di San Giuliano.

Oggi, gli interventi sulle scuole vanno avanti con le risorse disponibili degli enti locali e di qualche regione; questo è il punto fermo che mi preme sottolineare.

 

Per una migliore comprensione delle tematiche presenti nell’articolo, aggiungo alcune note sul convegno tenutosi all’Università di Pisa il 18 giugno 2011.

Come si è costruito in Italia fino al 1984

L’aggiornamento sismico del territorio italiano è avvenuto fino al 1984, ovvero le disposizioni legislative per quei comuni e solo quei comuni che erano stati interessati dal terremoto, avvenivano fino a quella data solo per i territori interessati. Questo ha portato una classificazione sismica italiana che si è mossa a macchia di leopardo. In particolare i documenti pubblicati che hanno generato regole nel costruire sono avvenuti dopo i principali terremoti. In particolare ecco le date importanti per la stesura di nuove regole per le costruzioni in zone sismiche:

1909 (terremoto Calabria-Sicilia 1908)

1916

1927 (dopo terremoto Lunigiana-Garfagnana 1920)

1935

1962

1976 (dopo terremoto Friuli 1976)

1981 (dopo terremoto Irpinia 1980)

1984

1996

2003 (dopo terremoto San Giuliano 2002)

2006

Dal 1984 s’incomincia a classificare, oltre ai territori soggetti ai danni dello specifico territorio, anche altre zone non interessate da quel sisma; si ricordi che nel 1984, l’80% delle costruzioni in Italia era già stato costruito.

Bisogna però attendere il 2003 affinché tutto il territorio italiano sia classificato sismico.

Dal 2006 le regioni acquisiscono il nuovo quadro sismico del territorio italiano e dettano regole per i loro territori.

Nel 2003, le zone interessate dal recente terremoto d’Emilia sono classificate per la prima volta e vanno in zona 3 (come in Versilia).

I tempi di ritorno dei terremoti sono superiori alle nostre capacità del ricordo (Meletti).

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Non siamo pronti per il terremoto!

Posted by Paolo su 1 febbraio 2013

Il 25 gennaio 2013 una scossa di Ml = 4,8 con epicentro presso Castiglione Garfagnana (LU) scuoteva un ampio territorio della parte settentrionale della Toscana, con risentimenti fino a Milano e Genova. Dopo una settimana le scosse registrate erano circa 340 (Dati Dipteris – Università di Genova).

SequenzaCastiglione2013

 

Osservando la mappa si può rimanere impressionati, ma se andiamo a vedere i valori di Ml dei vari sismi, otteniamo:

 

n. 2 sismi con Ml > 3 (4,8 e 3,3);

n. 18 sismi com Ml compresa tra 2 e 3;

il resto con Ml < 2.

L’Ingv nello stesso periodo registrava circa 270 scosse e, quindi, un numero minore ma solo perchè non includeva i terremoti inferiori a Ml=1, cosa che Dipteris ha invece inserito in questa circostanza.
TerremotoCastiglione

 

Solitamente le persone, riescono ad apprezzare i sismi con Ml> 2,5, ma la casistica è molto varia e dipende da moltissimi fattori, quali il sito dove ci si trova, se si è all’interno di edifici o all’aria aperta in auto o in bicicletta, a quale piano ci troviamo, in che posizione siamo (sdraiati, seduti, in piedi), cosa stiamo facendo (leggendo, dormendo, lavorando) e la sensibilità personale che ognuno possiede. Per un valido aiuto per capire i vari gradi d’intensità di un terremoto, andare su MMI .
Le sensazioni avvertite, chi vuole, le invia all’interno di un questionario (Hai sentito il terremoto) e il prodotto finale è questo:
Castiglione

Il caso specifico è relativo alla scossa di Ml 4,8 e ci mostra già qualcosa d’interessante. Possiamo osservare come comuni sulla costa del mar Ligure (Pietrasanta, Viareggio, Massarosa, Pisa, Livorno con MCS = 4/5) abbiamo collezionato questionari indicanti un maggiore scuotimento rispetto ai comuni di Massa, Stazzema, Camaiore (MCS = 3) che si trovano più vicini all’epicentro. Questo vuol dire che alcune persone a Livorno (70 km dall’epicentro) hanno percepito maggiormente il terremoto rispetto ad alcune persone di Massa (25 km dall’epicentro). Strano, vero? No, è un fatto possibile e dipende quasi sicuramente dall’ampliamento che i depositi granulari medi e fini di cui sono formate le pianure costiere (sabbie e limi, in generale), effettuano sull’impulso sismico; si può quindi generare uno scuotimento maggiore che amplifica il segnale sismico e seppur a grandi distanze, genera una scossa ben percepita.
Questo fenomeno è già successo? Certo e in un recentissimo passato, ovvero negli ultimi sei mesi. Osserviamo le mappe che seguono
Emilia_20maggio2012
Emilia_29maggio2012
Le mappe rappresentano due delle principali scosse del terremoto dell’Emilia (20 e 29 maggio 2012), ben risentite sulle costa toscana come testimoniano i valori dei questionari inviati.

Da queste semplici evidenze è, quindi, un dato di fatto che i forti terremoti che accadono nelle zone sismiche della nostra penisola (Appennino settentrionale, Pianura Padana) sono ben risentiti anche sulla costa, a volte anche in maniera maggiore rispetto a zone molto più vicine all’epicentro.

Questo è un problema… ma che genere di problema è?

I territori cosi lontani dalle zone sismicamente note, non hanno tradizione di terremoti, ovvero non lo considerano un problema. E questo può anche risultare corretto, a patto che se ne conoscano gli effetti.
Purtoppo, però, la stragrande maggioranza della popolazione che abita le coste (e sono moltissimi!) non hanno che poche nozioni sul terremoto se non quello che passa su tv e internet; entriamo nel vivo del discorso.

Manca una cultura ragionata e sensata sulla calamità terremoto e allora si prende per buono tutto quello che passa nei media, ma non ci si preoccupa di sapere da quali fonti provengono le informazioni; ne consegue il caos più completo. La sentenza dell’Aquila, poi, ha creato una quasi completa sfiducia verso quelle istituzioni pubbliche create appositamente per l’oggetto (INGV), per cui in questo bailamme s'”infilano” tutti coloro che vuoi per notorietà, lustro o solo per il gusto di comandare, pretendono di avere la bacchetta magica e di risolvere le questioni. I risultati, casomai non l’aveste ancora capito, ci offrono le situazioni quali quella osservata nella notte tra il 31 gennaio e l’1 febbraio 2013 a Castelnuovo Garfagnana, con migliaia di persone che hanno passato la notte al freddo, giovani e vecchi, malati e anziani che, spero, si siano chiesti anche, PERCHE’ hanno dovuto fare tutto questo.

Ma allora se veramente non siamo ancora pronti per il terremoto cosa potremmo iniziare a fare. Mi permetto, quindi, in conclusione dell’articolo, di elencare alcune piccole indicazioni, a mio modo di vedere, utili per queste circostanze.

1. Il SINDACO è il principale responsabile e organo di Protezione Civile nelle calamità nel territorio comunale; egli ha il dovere primario di conoscere e riconoscere, meglio di ogni altro, i rischi presenti nel suo territorio (leggi: Sindaco ) . Bene d’ora in poi per fare il sindaco sarà obbligatorio che i candidati abbiano conseguito attestati e diplomi (seri!) a seguito di corsi specifici sui comportamenti durante le calamità.

2. Primo punto da attuare in tutti i comuni è la messa a norma (sismica, strutturale, impiantistica, ecc.) delle scuole di ogni livello; prima di fare piazze, manifestazioni, viaggi di rappresentanza, feste paesane, ecc., sarà compito di ogni comune quello di provvedere alla messa a norma delle strutture scolastiche, pena la non rielezione.

3. Inserimento nei libri di testo scolastici delle scuole dell’obbligo, di un capitolo dedicato ai comportamenti da tenere a seguito di tutte le calamità naturali e non (suggerito da Solarino). Aggiungo, che con il procedere del grado scolastico, le nozioni dovranno farsi sempre più complete ed esaurienti.

4. Ogni cittadino deve essere a conoscenza dei vari gradi di rischio presenti nel luogo in cui abita (compresa la propria abitazione) e all’interno del proprio comune. Il comune deve farsi promotore della corretta informazione verso tutti i suoi cittadini.

5. L’informazione deve essere sempre corretta, chiara, semplice ed esauriente e tutti coloro che saranno chiamati a diffonderla, dovranno garantire nozioni coerenti e sovrapponibili tra di loro.

6… sono graditissimi altri suggerimenti. Paolo

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