Fiabe e Frane

Le Fiabe per tutti

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    CIAO! Questo è il mio BLOG
    Mi chiamo Paolo Cortopassi e sono un geologo dal 1991. Lavoro nell'Alta Toscana nei settori della prevenzione sismica sugli edifici (terremoto) e del dissesto idrogeologico (frane).

    Dal 2004 ho iniziato a sviluppare la mia grande passione per le fiabe , che racconto nei miei spettacoli.

    Le mie storie parlano di animali, bambini, piante, naturalità dei luoghi, ma anche di situazioni difficili dovute al movimento di frane, alla forza delle inondazioni, al tremore dei terremoti...

    Con questo spazio voglio condividere i miei interessi con chiunque possa esserne interessato. Ciao.

    Qui sono con la mia famiglia a Londra.
    Londra 2007

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Micropali in roccia

Posted by Paolo su 18 novembre 2010



Canova (Aulla)
Dal 20 gennaio 2009 al 31 ottobre 2010 sono passati 699 giorni e… 3 alluvioni, eh sì perché nel mezzo c’è stata la pioggia del Natale 2009, una vigilia con le acque che dopo 388 giorni, tornavano a invadere le scuole di Aulla, alla confluenza tra i fiumi Magra e Aulella. Non credo ai numeri, non ho mai dato peso più di tanto a coincidenze e casualità basate sui numeri; non è quello il problema. Il dramma è che queste tre pesanti calamità naturali si sono abbattute in tempi troppo stretti, troppo ravvicinati; non hanno dato l’opportunità di organizzare i lavori più importanti, e non solo quelli purtroppo, e subito ci siamo ritrovati a ripartire da zero, no che dico!… da meno 10 o forse di più. Eh sì! Purtroppo siamo tornati indietro; viabilità allagate, lesionate, miseramente crollate sui versanti. Buche, rattoppi, neo-asfaltature non sono state sufficienti a far passare indenni quei tratti di strada che già presentavano problemi da lungo tempo. Che dire poi, delle colline, quelle coltivate a viti, olivi, alberi da frutto. Giù, sempre più giù; crepacciature sparse ovunque, che risalgono il versante e giungono alle abitazioni poste sul culmine. Gradonature di viti che scivolano verso il basso tutte unite; altre porzioni si liquefano e allora sì che riescono a camminare per decine e centinaia di metri, purtroppo. Stavolta tre vite non hanno resistito e sono state strappate: un piccolino con sua madre e un uomo nel tentativo di fermare quelle terre, le stesse che lo hanno travolto e ucciso.
Volpigliano (Massa)
In maniera grossolana possiamo dire che questo è quello accaduto, ma ci siamo posti la domanda del perché? Certo, chiunque avrà dato le colpe a quello che riteneva più giusto, agli amministratori pubblici, ai tecnici, al tempo, al vicino di casa… sicuramente non a se stessi; c’è sempre qualcuno che sbaglia al posto nostro.
Vorrei, però, fare un ragionamento diverso, da geologo come sono e analizzare alcuni aspetti, forse con la presunzione di aver capito il meccanismo.
Taria (Podenzana)
Il 19 giugno 1996, sebbene tutte le previsioni meteorologiche avessero indicato un cielo sereno o poco nuvoloso, si abbatté in Alta Versilia il più potente nubifragio che, forse, nessuno di noi che viviamo questa epoca e in questi territori, avrà mai più modo di registrare nel proprio corso della vita. Quasi 500 mm di pioggia dalle 4 di mattina alle 18 di sera, con picchi orari di 150 mm, causarono un numero impressionante di frane, lo straripamento del Fiume Versilia e 14 vittime, fra cui una di esse non venne mai ritrovata. La ricostruzione fu esemplare; circa 300 miliardi di lire spesi per ripristinare un territorio flagellato dalle acque. Polemiche ve ne furono, come sia logico supporre quando si tratta di cifre di quella portata, ma i lavori poterono curare quelle terre e oggi attraversando il paese di Cardoso, profondamente mutato dall’originale, o i centri di Volegno e Pruno, si riesce , o almeno quella è la mia impressione, a percepire qualcosa di “buono”, di “giusto”, di “ordinato”; il modello Versilia tra i suoi pregi e difetti, ha funzionato. Ma 300 miliardi sono tanti, forse come 300 milioni di oggi; cifre da capogiro, se pensiamo all’areale ristretto che è stato ripristinato che nulla può avere a che fare con le pianure venete alluvionate recentemente o con le alluvioni piemontesi del recente passato.

Nell’autunno del 2000 toccò ad una zona più vasta, dalla Lucchesia, alla bonifica di Massarosa, da Massa alla Lunigiana. Mi ricordo che furono pagati anche i privati, ma pure i beni immobili, lavatrici, lavastoviglie, motorini, televisori, tutto quello che era andato a mollo, o così venne detto. Beh, qualcuno o molti fecero i furbi e spuntarono ricevute poco credibili, foglietti di carta che erano andati a mollo pure loro. Che nel giro di pochi anni, fossero spuntati tanti disonesti? Ma… difficile a credersi. Certo i soldi furono… meno. Sì decisamente meno, e ricordo molto bene che in Provincia di Massa Carrara furono finanziati circa 100 interventi sulle frane, sulle viabilità provinciali e comunali; 100 interventi tra cui molti furono i cosidetti “micropali in roccia”, e non per tre metri di lunghezza bensì molti di più. Eh sì, proprio allora, ero da poco entrato nella pubblica amministrazione, mi accorsi di questa stranezza. Faccio un esempio: qualcuno aveva stabilito che per risanare la frana X, servivano 100 milioni di lire; la valutazione era stata fatta per così dire, a grandi linee e, quindi, poteva essere affetta da errori, prevalentemente sull’eccesso che sul difetto. Il progettista si trovava quindi una somma ben definita e quella… andava finita; non si poteva mica rendere dei soldi; e poi chi se li sarebbe presi? Quindi, dulcis in fundo, i soldi venivano spesi tutti, con l’aiuto dei citati “micropali in roccia”, ovvero delle opere inutili.
Malacosta (Aulla)
Venne il settembre 2003 e Carrara fu devastata, un vero scempio. Quel torrente Carrione che attraversando la città si fa piccolo piccolo, non poté contenere quella massa d’acqua e uscì, travolgendo tutto quello che trovò sulla strada; frane sulle colline (uno studio dettagliato ne segnalò più di 500 tra grandi e piccole), magazzini devastati (ma non potevano certo stare sulla sponda di quel torrente!) e purtroppo anche una vittima. Credo che fosse il giorno successivo al disastro e già grosse macchine erano all’opera per fare “micropali in roccia”; in quei giorni non si andava troppo per il sottile e non c’era neanche il timore di essere smascherati, ma per noi che giravamo facendo i nostri rilievi, quelle “caratteristiche” non ci sfuggivano di certo. Dopo pochi mesi si potevano vedere le varie ristrutturazioni delle abitazioni in aggetto sul Carrione; con quali soldi venivano pagati quegli interventi, per giunta su edifici che non avrebbero mai dovuto essere in quei luoghi e con quelle forme?

Un anno esatto e vi fu un’altra alluvione che colpì, in maniera minore la stessa Carrara, oltre alla Lunigiana. Censimmo un centinaio di frane e per una diecina ci fu il ripristino; credo poco più di un milione di euro. Spiccioli. Fatto sta che la novantina di frane ne restarono fuori.

Nel 2005 ci fu il gran vento ad Altagnana; centinaia e centinaia di alberi a grosso fusto, prevalentemente castagni, furono sradicati dalla violenza del vento; questo disastro creò versanti senza protezione ed erosione accellerata.

Tra il 2006 e il 2008, non vi furono particolari fenomeni meteorici intensi, se non locali piogge che causarono danni limitati.
Le ultime tre alluvioni dei 699 giorni sono roba dei giorni nostri. Possiamo dire che delle centinaia e centinaia di frane registrate in questi tre ultimi eventi, solo un 30-40% sia stato bonificato; i soldi non ci sono, o meglio, non ci sono economie per la difesa del suolo, che non è la stessa cosa, e quelle che ci sono…

Vado a concludere.
Pensate veramente che il problema per cui non si realizzano le opere sia la mancanza dei soldi? Io credo, in realtà, che il vero problema sia pure quello delle scarse economie, ma solo perché vengono spese male; non vanno dove dovrebbero andare; non finanziano gli interventi che ne hanno più bisogno.
Aggiustano porzioni di terre che non ne avrebbero la necessità; sistemano viabilità quasi intatte in posti sperduti; creano opere che poco hanno a che vedere con interventi di bonifica dei versanti; si concentrano sui maxi interventi, tralasciando la miriade di piccole disfunzioni che con ben poco si potrebbero risanare generando grandi benefici.
Tercetoli (Mulazzo)
Di frane mai risanate, di viabilità disastrate, di reticoli idraulici inefficienti ce ne sono a centinaia; concentriamoci su quelli o non ci rialzeremo più.
Io dico basta di continuare a gestire il territorio in questo modo scellerato e delittuoso!
Voi… dite la Vostra, se volete. Un saluto. Paolo

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3 Risposte to “Micropali in roccia”

  1. Non esiste solo una risposta, per evitare o almeno contenere certi disastri le difese necessariamente devono essere articolate e bisogna partire prima da un ragionamento di base : 50 anni fà il territorio era poco abitato ,le infrastrutture quasi non esistevano, mi riferisco alle fognature,agli acquedotti,alla viabilità ,alle reti telefoniche e elettriche….di fronte a precipitazioni intense si censivano pochi danni ma in realtà avevamo le frane gli smottamenti gli allagamenti che vediamo ora, ma tutto ciò creava un danno diretto decisamente minore.Pochissime persone avevano l’automobile e si usa la bicicletta per passare nelle zone allagate e di fronte a una alluvione nessuno perdeva l’auto perchè in pochi l’avevano….sono passati gli anni sono state create le infrastrutture le costruzioni sono cresciute (qui non facciamo una destinazione fra abusive o no) sono stati fatti piani di edificazione partendo solo da logiche politiche -economiche e non di sicurezza e di funzionalità integrata …i nuclei abitativi sono cresciuti enormemente..vediamo case costruite in collina su terreni inconsistenti e non sulla roccia come si faceva nel medioevo..gli si crea attorno tutte le infrastrutture che necessariamente diventano anche quelle a rischio..
    A questo punto mettere in sicurezza tutto questo patrimonio è veramente impossibile…si possono fare interventi mirati nelle aree piu a rischio e cercare negli anni forse nei decenni mitigare certi rischi..ma soprattutto è ora che viene il difficile è ora che bisogna aprire non due occhi ma quattro, gli spazi edificatori sono sempre meno e bisogna andare a utilizzare aree che potenzialmente hanno la loro criticità e integrare il tutto con il vecchio che come abbiamo visto ha elementi di debolezza….ma quale logica sarà seguita per costruire??..non ho dubbi la solita e purtroppo aumenteranno i disastri si continuerà a spendere milioni di euro a tampone su cose che non dovevano essere cosi……
    Ma interventi immediati e irrinunciabili vanno fatti e sono quasi tutti a carico delle amministrazioni: le reti fognarie,i canali,i ponti troppo bassi, i sottopassi,intervenire subito sulle infrastrutture che sono le concause dei disastri….
    Qui ho parlato solo su una tipologia di rischio ma se ci colleghiamo altri tipologie di rischio : il rischio sismico, il rischio incendio,il rischio chimico-nucleare., beh ! vi garantisco che c’è da tremare !!!!

    • Paolo said

      Certo che non esiste una sola risposta per tutti i disastri che accadono, e ti ringrazio per la tua precisazione. L’incompetenza, la corruzione, la difficoltà, l’ignoranza e la mancanza di volontà sono i primi motivi che mi vengono in mente, che portano a rallentare, deviare, indirizzare e sbagliare gli interventi di bonifica. Proprio per questo dico che è giunta l’ora di fare un’esame di coscienza, di rimandare al mittente le richieste non gradite, di seguire un criterio logico e di priorità negli interventi di risistemazione; ma priorità vera. Paolo

      • Condivido, quando parlo di scelte politiche o economiche credo che si capisce bene a cosa mi riferisco……
        Grazie per aver pubblicato il mio commento
        Paolo Frediani

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